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lunedì 15 marzo 2010

Giornalismo alla sbarra - Art.22

Albenga. In una delle scorse notti. Raid razzista ad una palazzina di immigrati. Otto "bulletti" italiani vanno ed appiccano il fuoco.

Nell'articolo della Repubblica tutti i particolari.

Ci sono tre punti importanti , a mio avviso, da valutare e da analizzare con cura:

1) Dov'è l'allarme sicurezza e , soprattutto, è dichiarato omogeneamente o meno?
2) Dov'è il rigore e l'ordine che predicano da tempo i potenti signori seduti su comode poltrone?
3) Dov'è la famiglia?

Affrontiamo un punto per volta:

1) Quando extracomunitari commettono atti unanimamente ritenuti ingiuriosi si alzano le voci degli italiani che temono per la propria incolumità, per il proprio benessere personale e per la propria sicurezza. Si alzano alti i proclami alla legge ordine, alla cacciata furibonda di questi immigrati deviati che non vengono a far altro che delinquere nel nostro splendido paese, cosi pacifico e soprattutto esemplare nella propria disciplina. Quando invece la situazione si capovolge ( ebbene si, succede anche questo ) ecco che l'allarme sicurezza sembra essere svanito e sopraggiungono commenti atti a minimizzare , a sostenere che son ragazzi poco maturi e coscienti che compiono queste nefandezze.

2) Insomma, la legge ordine e le voci implacabili che urlano alla violenza extracomunitaria quando succedono misfatti compiuti dagli stranieri piombano ora in un silenzio raccapricciante, un silenzio viziato, ingiusto. Come faceva notare qualche tempo fa il Corriere della Sera discutendo dell'antisemitismo, si sta affermando in questi anni una tendenza estremamente negativa che permette oramai a quasi tutti di prendere in giro in modo più o meno convinto e convincente gli ebrei. Volano battute ostili, non si risparmiano insulti gratuiti e le abitudini al disprezzo tornano di moda. Vicinissimi a questa dimensione sono di certo gli extracomunitari, e colpiti in particolare neri e maghrebini. E' quindi chiaro che le affermazioni di ufficiali di polizia e di politici piegati alle logiche del partito e delle proprie credenze risultano assolutamente non adeguate al clima costante che si respira in Italia. La criminalità straniera è ampiamente motivata da ragioni storiche, culturali e politiche ( la legge Bossi-Fini rende la vita facile ai delinquenti ; i delinquenti vengono da noi perchè conoscono i tempi morti della giustizia nostrana ; esiste la Mafia che può dare vari circuiti , soprattutto nella droga, ad eventuali richieste di extracomunitari; le culture europea e africana differiscono quasi in toto, e sostanzialmente atteggiamenti ritenuti provocatori nella nostra cultura possono rappresentare abitudini consolidate per loro . A questo proposito diventa importante educare e non punire) , mentre la violenza italiana sembrerebbe non voler essere spiegata con motivazioni serie e importanti, ma con semplici accuse individuali . Crediamo che il clima di intolleranza verso lo straniero profondamente presente nelle politiche di vari partiti legittimi atteggiamenti di questo tipo.

3) Ma in tutto ciò , la serenità e il rigore familiare dove sono finiti? Dov'è finita la condanna familiare da parte dei genitori verso i figli poco inclini ad un comportamento corretto ed esemplare? Dov'è finito l'impegno inderogabile nell'aiutare la propria prole in una crescita brillante, positiva, costruttiva e soprattutto rispettosa dei valori altrui? Dov'è finita la "legge del dialogo", quella pratica poco usata ormai, per far comprendere ai propri figli l'importanza dell'accettazione altrui. Le cause di tali degenerazioni sono sicuramente cause sociologiche non unicamente familiari e nemmeno politiche. E' certo, però, che questi due ambienti stiano rendendo la generazione odierna una stirpe di intolleranti, irrispettosi delle regole, non inclini alla relazione pacifica e soprattutto ad una educazione fragile e debilitata da continue campagne di odio.

Forse, invece di accusare Santoro , Travaglio, Annozero o ancora RaiTre di fomentare odio e di giustificare la violenza, dovremmo guardare bene attorno a noi e valutare con coerenza dove siano davvero gli slogan e i gesti totalmente non conformi ad un giusto comportamento.

Ad Annozero si limitano ad esigere che un Presidente del Consiglio si faccia processare. Siamo seri.

sabato 13 marzo 2010

Sudamerica es pasion - Art. 12

24 maggio 2008, 18 contadini indigeni sostenitori di Evo Morales e del governo centrale vengono umiliati, picchiati, insultati e costretti a gridare slogan contro il presidente.

Una cinquantina di indigeni erano arrivati a Sucre per assistere alla consegna di alcune ambulanze da parte del presidente alla comunità cittadina. La consegna però non fu mai effettuata: gruppi giovanili dell'opposizione iniziarono infatti a lanciare pietre e lacrimogeni contro la polizia, che abbandonò il posto senza reagire.

Alcuni indigeni sostenitori del MAS (il partito del presidente) furono quindi raggiunti, fatti inginocchiare e spogliare fino alla cintura dai gruppi dell'opposizione, obbligati a bruciare le loro bandiere indigene ed a denigrare apertamente il presidente.

Nonostante il 75% della popolazione boliviana sia indigena il razzismo è ancora all'ordine del giorno, ed accettare un presidente indigeno (ora al suo secondo mandato) non sarà un passo semplice per la Bolivia.

Questo è un video su quanto accaduto:
http://www.youtube.com/watch?v=5RXUkPrYHcE&feature=related

Il Fabbricante dei Sogni - Art.6

Regime autoritario o totalitario.
Più interessante discutere del regime autoritario, provato e testato direttamente da noi italiani ( o meglio i nostri nonnie bisnonni ) , più interessante andare a vedere cosa fu, da dove parti e dove arrivò.

Molti studiosi affermano senza particolari dubbi che il fascismo nacque dal disagio provato dalla piccola borghesia nel trovarsi in mezzo ad un filone marxista estremamente galvanizzato in quegli anni ( parliamo degli anni post Rivoluzione russa e Biennio rosso ) e dall'altra di una grande borghesia perpetuamente incurante dei bisogni della comunità.

La sommossa fu violenta, incondizionata ma certamente diretta verso punti pensati e certamente scontati. Furono cosi combattute le leghe rosse, fu combattuto il movimento rosso che in quel periodo faceva da padrone in Italia e in Europa. Le famose squadre fasciste vagavano per le città e le campagne alla ricerca di comunisti marxisti da far fuori.

Un improbabile stratega come Giolitti diede spazio ad una sorta di alleanza pacifica con Mussolini, credendo di poterlo inglobare in modo intelligente e scaltro alla ricerca di una maggioranza parlamentare che esasperasse sempre più il fenomeno tipicamente italiano del trasformismo.
Ma Giolitti fece male i conti. Mussolini diventò presto fondamentale e un'ala del suo partito lo spingeva all' " indipendenza" politica.

Fu cosi che Mussolini propose ai suoi seguaci quella marcia su Roma che non credeva assolutamente potesse riuscire. Il suo intento, infatti, era piuttosto quello di far comprendere che il suo partito e la sua gente si potevano far sentire, senza bisogno di alleanze. Quello che trovò fu un re passivo che gli diede in mano il potere. Da li, pur rimanendo i poteri della Corona, della Chiesa , Mussolini ebbe gioco facile e già dal '25 impose il suo regime autoritario.

I tratti di un regime autoritario sono semplici: enfatizzazione del capo, non curanza della massa, ritenuta indifferenziata, assenza di autonomia legale, subordinazione totale al capo, venerazione del leader, meccanismo di identificazione proiettiva.

Oggi, nel 2010, a 65 anni dalla morte a testa in giù in Piazzale Loreto a Milano di Mussolini, l'enfatizzazione della figura centrale del capo, la difficoltà di rapporti tra Governo e Magistratura, la subordinazione di tutta la coalizione al Capo, la venerazione conseguente di molti suoi elettori e soprattutto il desiderio di tantissimi di essere al suo posto, di poter essere uomo cosi potente e bramato, fanno si che il panorama italiano , con le debite proporzioni, riproponga una democrazia autoritaria da non sottovalutare.

Berlusconi ha espresso con chiarezza la volontà di passare ad una forma di governo presidenziale. Non è di certo un caso che voglia questo, poiché il Presidente Obama ha molti più poteri del Presidente del Consiglio italiano.
E' altrettanto vero che oggi, attraverso il potentissimo mezzo cibernetico, l'instaurazione di un regime che tenda verso una sola direzione risulta piuttosto utopico e assolutamente improponibile. La popolazione, anche la meno agiata, dispone di Internet e di conseguenza ha la facile possibilità di regalarsi un'informazione alternativa, meno vincolata dalle logiche di potere e più vicina alla realtà dei fatti.

Ma la velocità della tecnologia nasconde sempre insidie. Attenzione.

lunedì 8 marzo 2010

Il pianto ed il riso - art. 17

L'oblio dell'indignazione

Ho resisto a lungo prima di concedermi la libertà di queste riflessioni. La routine quotidiana, la semplice stressante vita di tutti i giorni non ha bisogno di essere avvelenata da un mondo che sembra così distante, dunque ho titubato a lungo ma, infine, la volontà di urlare tutta l'indignazione ha avuto la meglio.
Il mio ribollire è frutto della continua erosione dei cardini della nostra povera democrazia. Non riesco a non essere retorico innanzi alla sfrontata prepotenza messa in campo da questi servi del sultano.
Per quanto tutto ciò, ahimè da tempo, abbia delineato un triste scenario politico di corruzione e malaffare, la mia indignazione è rivolta verso il torpore della gente che mi circonda, dell'indifferenza, del lasciarsi cullare dall'ignoranza e dalla superficialità.
Il dl "salva-liste-escluse" di queste ultime ore, il sistema di corruzione legato alla Protezione Civile, ai beni culturali, gli interessi di mafia legate al Sen. Di Girolamo, il bavaglio all'informazione pubblica (non libera)... l'elenco è purtroppo interminabile. La mia rabbia più grande non è per questi scempi ma per l'incapacità, o meglio, la non volontà di interessarsene, di capire.

Da tempo i sociologi hanno celebrato la morte dell'opinione pubblica, per mano della tv, del consumismo, dell'individualismo.. ma siamo certi che sia proprio così?
Il disfattismo è facile e contagioso ma per quanto ci si senta impotenti e soli nell'indignazione molto spesso basta alzare gli occhi e guardarsi attorno, alzarsi in piedi e dare voce al dissenso.
E allora ricominciamo da zero, iniziamo a parlarne partendo da l'ultima "perla":
Il decreto legge "interpretativo" per riammetttere le liste elettorale escluse per difetto di forma perchè ci deve indignare?
Per tre ordini di ragioni, due di natura strettamente giuridica, una di principio.
1. Lg 400/88 art.15 co. 2 b) Il Governo non può, mediante decreto-legge provvedere nelle materie indicate nell'articolo 72 quarto comma della Costituzione (materia costituzionale ed ELETTORALE).
2. Per chi non lo sapesse ancora nella prossima tornata elettorale si voteranno i nuovi consigli regionali per tale ragione, è evidente che la competenza della materia elettorale regionale è esclusivamente dei consigli regionali (su questa ragione è fondato il conflitto di attribuzioni sollevato dalla regione Lazio).
3. Forse è LA RAGIONE. Si tratta di constatare che non è tollerabile un cambio delle regole a competizione iniziata. Non si tratta di radicalizzare il formalismo ed esasperare la burocrazia ma di accettare l'idea che la legge offre la garanzia di imparzialità e uguaglianza.
L'esclusione non è dovuta alla legge ma al suo mancato rispetto. Gli esempi si sprecano ovviamente, ma la domanda fondamentale è: il cittadino comune può ribellarsi ad una multa perchè andava di fretta? può invocare il legittimo impegno lavorativo per giustificare la bolletta non pagata? può invocare sempre lo stato di eccezionalità ad personam e richiedere un salvacondotto, una sanatoria speciale personale?
Ovviamente la domanda è retorica, tutto ciò non è pensabile e la vita reale ne dà conto ad ognuno di noi.
Lo sprezzo per le regole è dunque palese e con ciò si violano l'uguaglianza e l'imparzialità, importanti sempre, importantissime in materia elettorale. L'uguaglianza. In passato, quante sono state le esclusioni dalle elezioni di candidati e liste, per gli stessi motivi di oggi? Chi ha protestato? Tantomeno: chi ha mai pensato che si dovessero rivedere le regole per ammetterle? La legge garantiva l'uguaglianza nella partecipazione. Si dice: ma qui è questione del "principale contendente". Il tarlo sta proprio in quel "principale". Nelle elezioni non ci sono "principali" a priori. Come devono sentirsi i "secondari"? L'argomento del principale contendente è preoccupante. Il fatto che sia stato preso per buono mostra il virus che è entrato nelle nostre coscienze: il numero, la forza del numero determina un plusvalore in tema di diritti.
Non esiste la sanatoria data dal consenso, che sia chiaro, NON ESISTE LA DEROGA VOLUTA DALLA MAGGIORANZA.
Mi associo dunque a Zagrebelsky: "Questa vicenda è il degno risultato di un atteggiamento sbagliato che per anni è stato tollerato. Abbiamo perso il significato della legge. Vorrei dire: della Legge con la maiuscola. Le leggi sono state piegate a interessi partigiani perché chi dispone della forza dei numeri ritiene di poter piegare a fini propri, anche privati, il più pubblico di tutti gli atti: la legge, appunto. Si è troppo tollerato e la somma degli abusi ha quasi creato una mentalità: che la legge possa rendere lecito ciò che più ci piace".
Che fare dunque? Tanto per cominciare informiamoci e poi informiamo ed insegnamo ad informare. Emergiamo da questo brodo di ignoranza perchè non tutto è uguale. Rendiamoci consapevoli che sta a noi decidere se ritirarci nella nostra dimensione individuale e pagarne poi le conseguenze e allora...
Spiazziamoli. Non sbagliamo la mira. Non cadiamo nel tranello, di nuovo, di assegnare ad altri - peggio che mai ad uno solo - compiti, colpe, responsabilità. La storia è nelle nostre mani e si cambia in un solo modo: non coi decreti ma col voto. (Concita De Gregorio)

sabato 6 marzo 2010

Pensare Globale, Agire Locale - Art. 15

Episodi a confronto destinati a rimanermi impressi, vuoi per la mia diffidenza verso il pensiero comune nel Nord Italia, vuoi per il mio bisogno di giustizia, o per lo meno il mio desiderio di uguaglianza.

Mi ero perso ancora una volta tra mille pensieri, guardavo di tanto in tanto il riflesso del finestrino accanto e di tanto in tanto il paesaggio oltre a quello stesso finestrino. Ad un certo punto sentii, come una sberla che ti riporta alla realtà, un "Buonasera, biglietti prego": il controllore. Mi voltai, un po' indispettito dall'interruzione del mio "dolce far niente", e consegnai il mio biglietto al signore in divisa. Sono in regola, bene. Il controllore proseguiva la sua opera scrutatrice con il signore, europeo occidentale bianco, che si trovava sull'altro lato del treno e che potevo facilmente osservare girando la testa di 90 gradi. Qualcosa evidentemente non andava bene perché ero stato disturbato ancora una volta dalla voce del controllore: "Lei non ha obliterato il biglietto". Il passeggero, evidentemente non italiano (francese nel caso specifico, o per lo meno francofono), intuì il problema e rispose, in francese, che non sapeva di dover obliterare. La legge dice che a chi viaggia senza biglietto o con biglietto non obliterato è verbalizzata una multa di 50euro più il prezzo del biglietto con pagamento immediato o fino a 200 euro più il prezzo del biglietto se il pagamento non viene effettuato subito.
Il controllore chiuse un occhio, il francese proseguì il viaggio.



Pensavo a cosa avrei fatto durante la mia domenica di relax, e a quante ore una persona possa dormire quando va a lezione e studia dal lunedì al sabato, quando giunse il controllore che mi distolse dal pensiero "io - letto - dormire - tanto" chiedendomi il biglietto. Sono in regola, bene. Ero seduto accanto al finestrino, mentre tutti gli altri posti, anche quelli sull'altro lato, erano occupati da africani anglofoni. Erano in sei, tutti in regola tranne uno. Il controllore disse: "Questo biglietto non è valido, la legge dice che a chi viaggia senza biglietto o con biglietto non obliterato o con obliterazione non leggibile è verbalizzata una multa di 50euro più il prezzo del biglietto con pagamento immediato o fino a 200 euro più il prezzo del biglietto se il pagamento non viene effettuato subito." Aggiunse poi: "Ora chiamo la polizia".
Il controllore non chiuse un occhio, io proseguì il viaggio, l'africano no.



Mi si raccontava di quel giorno in cui, a causa delle biglietterie chiuse e delle macchinette non funzionanti, tutti i passeggeri che prendevano il treno nella stazione di Trento erano sprovvisti di biglietto. Quando passava il controllore, ogni bianco salito a Trento spiegava la problematica per discolparsi ed evitare, giustamente, la multa. Poi arrivò il turno di chi ha il colore della pelle diverso (diverso, non migliore né peggiore!) dagli altri e, come gli altri, l'africano cercò di spiegare che anche lui era salito a Trento con le stesse problematiche dei bianchi. "Niente da fare, il nero sta certamente cercando di fregare", avrà pensato il controllore.
Il controllore non chiuse un occhio, i bianchi arrivarono a casa, il maestro di Djembe rimase la notte in una stazione tra Trento e Verona.


NO AL RAZZISMO

mercoledì 3 marzo 2010

Il Fabbricante dei Sogni - Art.5

Anomia. Ecco la parola chiave di questo quinto appuntamento con questa rubrica.

L'anomia è quel concetto ideato da Emile Durkheim che significa assenza di valori. Naturalmente la situazione anomica può derivare da destabilizzazioni sociali e sociologiche, può arrivare da momenti in cui si perdono di vista i propri punti di riferimento. Rimane il fatto che dagli studi compiuti dal sociologo suddetto quando si è in uno stato di anomia si è, per esempio, maggiormente portati al suicidio.

La situazione di anomia è naturalmente derivante da un ordine sociale che non esiste piu' in noi, e quindi da una società che non riesce piu' a plasmarci.

Da questa teoria del sociologo francese, le attuali considerazioni sono molteplici, quasi infinite. Viviamo in una società tipicamente delineata come anomica, cioè una società tendente alla perdita dei valori, tendente a fortificare i disvalori, cioè gli opposti dei comportamenti da tenere .
Gli esempi di queste tendenze negative sarebbero banali, piu' importante sarebbe cercare di capire i motivi primi e le cause principali che hanno portato ad un degrado sociale talmente tanto drastico e preoccupante.

E' dovuto a tradizioni del passato? E' dovuto a nuovi valori imperanti nelle gioventu' odierne? E'' dovuto a particolari cambiamenti sociali che hanno portato a questo?. E' dovuto alla tecnologia?

Come in tutto, sicuramente l'unione di queste diverse interpretazioni formano la soluzione al nostro problema, ma il mio personale parere si incentra molto sulla nascita di nuovi valori nelle generazioni odierne che pongono il punto di vista da un'ottica totalmente diversa. E' per questo che è poco comprensibile agli occhi degli adulti ed è per questo che la " cura " al problema è tanto difficile da trovare. Essendo qualcosa di nuovo, gli antidoti ancora non si conoscono. In una fase successiva o speriamo contemporanea riusciremo a comprendere il modo per ribaltare questa macabra realtà .

lunedì 1 marzo 2010

Sudamerica es pasion - Art. 11

Ho deciso di non parlare del terremoto in Cile, non penso ce ne sia bisogno.

Tre punti fondamentali per oggi, con link per approfondimento:

1) Si è parlato settimana scorsa della nascita di una nuova organizzazione internazionale per gli stati sudamericani e caraibici; per la prima volta una che escluderebbe Stati Uniti e Canada.
E' stato dimostrato più volta che l'OAS (The Organization of American States) non è effettivamente operativa e si spera in una nuova organizzazione che possa far fronte ai problemi internazionali, tenendo uniti i paesi caraibici e sudamericani.

http://www.ilvelino.it/articolo.php?Id=1067164

2) Pochi giorni dopo il presidente colombiano Alvaro Uribe è accusato di fare il doppio gioco e di minare deliberatamente la nascita della nuova organizzazione (che rafforzerebbe i paesi membri ed indebolirebbe l'influenza degli Stati Uniti nella regione). E' nota a livello internazionale come la Colombia sia attualmente l'unico paese della zona in rapporti più che buoni con gli Stati Uniti.

http://www.rinascita.eu/index.php?action=news&id=891

3) La Corte Costituzionale colombiana ferma la terza possibile rielezione di Uribe, rifiutando di convocare un referendum per chiedere ai colombiani se erano favorevoli o contrari ad un'altra candidatura dell'odierno presidente.
Tratto dall'articolo: "La decisione della Corte Costituzionale è stata preceduta dai sondaggi delle scorse settimane, in cui oltre il 60% dei colombiani si dichiarava contrario alla convocazione del referendum, ma, curiosamente, se fosse stato convocato oltre il 70% era disponibile a votare di nuovo per Uribe, uno dei presidenti più popolari dell'America Latina."
Tutto ciò mi fa venire in mente un parallelo con l'Italia... ma mi limito a ringraziare che nonostante gli innumerevoli tentativi (tra cui cercare di cambiare la Costituzione e convocare referendum) una successiva rielezione di Uribe non sarà possibile, si spera.

http://rottasudovest.blog.lastampa.it/rotta_a_sud_ovest/2010/02/ladios-di-uribe-la-corte-costituzionale-dice-no-alla-rielezione.html

domenica 28 febbraio 2010

Servizi bancari e notizie economiche Art. 25

E L A V E R G O G N A D I E S E R E I T A L I A N I S I R I P E T E !!!!!!!!!!!




Dietrofront incomprensibile ( o forse sì ) della Camera: stipendi ………… cancellato il tetto degli stipendi di manager per le società quotate.


Questa notizia non è apparsa nei telegiornali e nei quotidiani ( solamente alcuni che si possono contare sulle dita di una mano ) forse per vergognarsi nel rispettare i cittadini disoccupati, cassa integrati, pensionati che percepiscono la minima di pensione e che non riescono ad arrivare alla fine del mese; oppure a tutti quelle persone “ bamboccioni “ che non possono permettersi il lusso di pagare un affitto o di mettere su casa rinunciando anche ad avere dei figli.
Quindi tutti felici e contenti ( gli amici degli amici che per grado di parentele o di spintarelle politiche occupano prestigiosi posti di lavoro) : niente tetti agli stipendi dei manager di banche e società quotate.
La commissione Finanze della Camera ha eliminato la misura introdotta durante l’ esame in Senato della legge comunitaria 2009.
Viene così cancellato il divieto per il trattamento economico dei manager di superare quello annuo lordo spettante ai parlamentari.
MI VERGOGNO DI ESSERE ITALIANO.
W L’ ITALIA.
Massimo De Angeli.

venerdì 26 febbraio 2010

Il Fabbricante dei Sogni - Art.4

Oggi volevo discutere della macchina burocratica. Come ben si sa, fu max Weber a teorizzarne la sua struttura formale, ma ricevette critiche derivanti dall'analisi pratica della sua teoria.
Infatti , si è potuto facilmente intuire che la famosa razionalità sinottica di Weber, cioè quella razionalità per la quale va ricercato sempre il miglior metodo tra tutti i casi possibili, risultava praticamente impossibile nella sua applicabilità.

Uno che criticò ciò suddetto fu Crozier, sociologo francese, il quale disse che il potere residuale, cioè quel potere d'iniziativa che ogni burocrate poteva avere non essendo strettamente definita la sua attività, diventava un potere discrezionale che andava chiaramente incontro alle esigenze personali, quindi al profitto personale, quindi al proprio interesse e non dell'azienda.
Questo potere discrezionale rappresenta quindi un limite estremamente imponente per la macchina burocratica e soprattutto per la sua efficienza ed efficacia.
Da qui , con la razionalità limitata Simon e la suddivisione in 5 tipi di burocrazie diverse di Mintzberg, i metodi per cercare di arginare le problematiche burocratiche furono pensate e oggi , nonostante lo sforzo di molti, la burocrazia rimane un grosso problema nelle amministrazioni di tantissime aziende e società.

E' una problematica che mette in difficoltà e rallenta il lavoro, ma allo stesso tempo si pone l'obbiettivo di garantire ordine e rigore nei procedimenti.

L'analisi del mondo burocratico è, a mio avviso, importante nell'ottica odierna poiché ai giorni nostri le lamentele sulla lentezza della burocrazia sono all'ordine del giorno. Capire bene di cosa si sta parlando è assolutamente utile per cercare di trovare il miglior metodo possibile per un intelligente rimedio a questa inefficienza di fondo.

Vogliamo pensare , ad ogni modo, che quel potere discrezionale che la burocrazia inefficace consente sia gestito nel modo piu' sobrio dagli uomini, anche se sappiamo che la logica di profitto ed interesse che pervade l'uomo odierno non lascia scampo a molte illusioni.

giovedì 18 febbraio 2010

Sudamerica es pasion - Art. 10

“I giornalisti, come il resto dei colombiani, sono vittime di una feroce violenza fratricida. Come qualunque abitante di questo paese non vogliamo essere nè martiri nè eroi. Abbiamo un’aspirazione elementare: morire di vecchiaia o di polmonite, non di ‘plumonìa’; cioè morire a causa di banali proiettili, sparati da uno qualunque degli attori in conflitto.”
www.jaimegarzon.com

Jaime Garzòn è stato un giornalista e comico colombiano.

Diventò famoso per il suo programma di satira Zoocietad, trasmesso dalla televisione colombiana tra il 1991 ed il 1993. Il programma era una burla della società consumista e materialista e della politica colombiana. Poi, insieme al giornalista Diego Leòn Hoyos lavorò nel programma Quac! El Noticiero: con la forma di un notiziario, questo programma di satira politica diventò il più famoso nella storia della Colombia.

Dopo aver partecipato ad un’importante trattativa con le FARC con l’obiettivo di arrivare alla pace, fu assassinato il 13 agosto del 1999 dalle Autodefensas Unidas de Colombia, il gruppo paramilitare di estrema destra, mentre si recava al lavoro.

A più di 10 anni dal suo omicidio la giustizia colombiana non è ancora riuscita a rintracciare il responsabile. L’unico condannato, il capo paramilitare Carlos Castaño, è irrintracciabile dal 2004 (alcune fonti lo danno per morto, altre sostengono viva all’estero): è stato riconosciuto come l’autore intellettuale dell’omicidio, condannato a 38 anni.

Si dice che Garzòn fosse venuto a conoscenza del piano paramilitare per eliminarlo e che avesse contattato Castaño con l’intenzione di incontrarlo. Il capo militare accettò e programmò l’incontro per il giorno successivo alla morte del giornalista e mandò un contrordine per bloccare l’omicidio. Il contrordine sembra non sia mai arrivato, o arrivato troppo tardi e ciò porta ad assumere che fosse una trappola.

I personaggi e le parodie di Jaime Garzòn erano caratterizzati dalla critica rivolta ai governi di turno e dalla acutezza delle analisi sulla condizione del paese. Le sue trasmissioni erano diventate per molti colombiani l’unico momento in cui era possibile capire cosa succedesse nel paese, evitando le solite interferenze e bugie di una classe politica corrotta.

Il giorno del suo omicidio il suo collega e amico César Augusto Londoño durante la trasmissione CM&, condotta da entrambi, iniziò con un “buonasera, paese di merda!”.

Il Fabbricante dei Sogni - Art.3

Oggi volevo discutere dell'interessante valutazione dei partiti di massa asserita da MICHELS, studioso di scienze politiche e sociali.
Ma, per evitare inutili spiegazioni che potrebbero risultare pedanti e poco interessanti, lascerei parlare proprio le sue affermazioni, per poi proseguire con una mia rivisitazione nel mondo odierno.
Scrive Michels:
"Nell'essenza dell'organizzazione è insito un tratto profondamente aristocratico. Il macchinario dell'organizzazione, creando una solida struttura, provoca nella massa organizzata pesanti trasformazioni. Trasforma in senso inverso il rapporto del capo con la massa[...]. Tutti i membri dell'organizzazione hanno su di essa gli stessi diritti. Tutti hanno diritto di voto. Tutti sono eleggibili. Tutti gli uffici sono elettivi e tutti i funzionari sotto il costante controllo di tutti, e sono in ogni momento revocabili e destituibili. Il principio democratico garantisce al maggior numero possibile influenza e partecipazione all'amministrazione della cosa pubblica"

Prosegue poi :
"Cosi l'organizzazione porta a termine la divisione di ogni partito in una minoranza dirigente e una maggioranza diretta[...]. Quanto piu' si estende e si ramifica l'apparato ufficiale del partito, cioè quanto maggiore è il numero dei membri , quanto piu' si riempiono le sue casse, quanto piu' aumenta la stampa di partito, tanto piu' si riduce il potere popolare sostituito dall'onnipotenza dei comitati e delle commissioni"

Conclude poi:
"Gli ex lavoratori si appropriano di una routine che li fa ascendere sempre piu' al di sopra dei loro mandanti, cosi che infine perdono il senso di comunità con la classe che li ha espressi; ne deriva una vera differenza di classe tra i capi ex proletari e i gregari proletari"

E' quindi chiara la visione di Michels. A suo avviso si inoltrerebbe inevitalbimente un processo di "imborghesimento" nei partiti di massa.
Inutile dire che probabilmente, ai giorni nostri, valutando in quest'ottica i scivoloni parlamentari delle sinistre europee, possiamo ipotizzare che Michels avesse qualche ragione.
Infatti, da tempo ormai, mentre la destra esprime le sue convinzioni con la forza dei fatti ( apparenti o reali che siano non è importante ora discuterne ) , come insegna la Lega Nord con la sua campagna patriottica e nazionalista e di forte avversione verso il diverso e attuando di conseguenza questa condotta politica, la sinistra si appoggia su antichi valori di riformismo, di aiuto alle famiglie piu' povere, di maggiore controllo dello Stato sul mercato, di redistribuzione, quando poi la classe dirigente che rappresenta quella parte politica è imbarazzante per incoerenza e discontinuità.

Secondo Michels , quindi, l'oligarchia è un concetto che in politica difficilmente non si espone, poichè piu' un'organizzazione diventa complessa, piu' le differenze sono nette, generando dirigenti e diretti. Seguono poi le varie interpretazioni su quanto sia ingiusta la direzione in alcuni ambiti economico-politici, ma sta di fatto che le differenze, almeno in democrazia, sembrano non poter mai mancare.

domenica 14 febbraio 2010

Servizi bancari e notizie economiche Art. 24

UN PUNTO SULL' ECONOMIA

Nelle scorse settimane il governo Berlusconi si è lanciato nella sua tipica politica di promesse. Ha promesso che avrebbe ridotto le aliquote da 5 a 2, passando ad una situazione con una da 22% e una del 33%. Nell'arco di pochi giorni abbiamo scoperto che, come al solito, si trattava di una promessa, e quindi ha fatto marcia indietro.

Non è la prima volta. Ad ottobre il governo aveva preannunciato, nel corso del convegno nazionale del consiglio dell'artigianato, che avrebbe abbolito l'Irap, una tasse che le piccole imprese odiano molto. Anche quella fu una promessa.

E' dal 1994 che Berlusconi promette di ridurre le tasse, riempiendo le città italiane con grandi manifesti con scritto “Meno tasse per tutti”. In realtà, nel 2009 la pressione fiscale è arrivata al suo massimo storico, parliamo del 44% del PIL.

Apprendiamo continuamente che aumentano i balzelli e le tasse, proprio oggi scopriamo che il governo ha appena introdotto una nuova tassa sui personal computer, sui decoder, sulle pen drive e su tutti gli strumenti digitali che possono servire per registrare musica e video. Le tasse non stanno diminuendo, semmai stanno aumentando.

La domanda che possiamo porci è: è possibile immaginare di tagliare le tasse senza ridurre la spesa pubblica? Va ricordato che il governo Berlusconi è stato capace di far aumentare il debito pubblico italiano di dieci punti percentuali, nell'ultimo anno, passando dal 105% del PIL al 115% nel 2009.

I signori del governo lanciano promesse su ridurre le tasse senza spiegare come avrebbero voluto finanziare questa riduzione. Parliamo di una cifra complessiva dell'ordine di 20-25 miliardi di euro, una cifra enorme. La domanda vera è: come si potrebbe immaginare di fare una riforma del genere senza ridurre la spesa pubblica? Se non si facesse tramite una riduzione della spesa pubblica la situazione sarebbe quella di un ulteriore aumento, in via permanente, del debito pubblico, rischiando di portare il Paese verso la bancarotta finanziaria, cioè preannunciare uno scenario simile a quello dell'Argentina.

Forse in questo momento non è indispensabile immaginare una riforma delle aliquote nella direzione annunciata da Berlusconi. La vera emergenza è quella di accrescere il potere d'acquisto per le famiglie più povere. Gli interventi che sarebbero necessari in questo momento dovrebbero essere orientati a ridurre le tasse solo per le famiglie più povere.

Giornalismo alla sbarra - Art.21

Quando la soglia si sposta, quando i confini non sono piu' molto chiari, quando si cominciano a insinuare nuovamente strani modi di espressione e soprattutto di fare giornalismo, è li che i sospetti prendono forma e diventano tremendamente pericolosi.

Quello che Alessandro Sallusti ha scritto in un suo articolo contro il giornalismo di Gad Lerner atto ad attaccare unicamente la Chiesa cattolica ricordando la fede ebraica dello stesso Lerner ha dell'incredibile e del preoccupante.


Sallusti, naturalmente, a Tetris condotto da Luca Telese minimizza le sue parole e parla di metodo di fare giornalismo " diverso ". Gad Lerner, presente anche lui alla trasmissione, reagisce con un'ira contenuta e soprattutto con grande timore su ciò che potrebbe accadere con un nuovo macabro antisemitismo che oramai pare dietro l'angolo. Non lo nascondeva nemmeno il Corriere della Sera qualche tempo fa, quando un giornalista non tanto sprovveduto sottolineava come le soglie di ciò che si può asserire e dei modi di giudicare genocidi come quello verso gli ebrei si stiano rapidamente spostando. 30 anni fa, anche solo una battuta non spiritosa sugli ebrei avrebbe destato nelle persone profondo disprezzo per il protagonista di tale uscita infelice. Oggi, accanto a barzellette sempre piu' frequenti ( bisogna ricordare che sarebbe , d'altro canto, errato evidenziare in modo particolare il mondo burlesco, che rimane pur sempre nella sua veste di comicità ) le critiche e i giudizi che piovono sugli ebrei sono piu' facilmente esternabili e il coraggio di opporsi a giudizi ufficiali è sempre piu' semplice da trovare.

Quando Paolo Mieli, direttore Rcs Libri, per tutt'altri motivi, ha affermato giovedi scorso ad Annozero che il tappo a breve potrebbe saltare diceva qualcosa di riconosciuto. In quel caso l'argomento era di politica interna, nel nostro caso la frase calza a pennello ma l'argomento è ben piu' grande, e potrebbe dar vita a sentimenti nefasti che hanno già reso piu' che vergognosa l'esistenza di dottrine che discriminano e credono in fittizie superiorità razziali.

Svegliamoci tutti.

giovedì 11 febbraio 2010

Sudamerica es pasion - Art. 9

Qualche tempo fa avevo chiesta alla mia amica argentina Marcela di aiutarmi a scrivere un post sulla crisi finanziaria che c’è stata nel suo paese nel 2001/2002.

Ecco quindi cosa successe e come percepì lei la crisi, che all’epoca lavorava in banca. Credo che quello successo in Argentina qualche anno fa possa comunque farci riflettere sulla crisi finanziaria ed economica di oggi.

La crisi si sviluppò durante gli anni precedenti attraverso l’esorbitante crescita della spesa pubblica di fronte a ingressi fiscali insufficienti. Per fronteggiare questo problema si ricorse all’indebitamento con l’estero. Si aumentarono le tasse e l’economia rispose negativamente. La crisi del 2001/2002 fu macroeconomica.

Fino al 1997 l’economia argentina era cresciuta più di quanto era stato calcolato. Solo nel 1995 si fermò, a causa dell’effetto “Tequila” (la crisi messicana), ma riprese rapidamente. Arrivarono molti capitali dall’estero, sotto forma di credito bancario, finanziamenti alle importazioni, etc. Le necessità finanziarie del settore pubblico venivano coperte in gran parte grazie ai mercati esteri. Fu così che l’affluenza di capitali esteri divenne un pilastro fondamentale per il funzionamento dell’economia argentina. Queste risorse resero possibile che la somma del consumo, l’inversione e la spesa pubblica superassero l’ingresso prodotto dal interno del paese.

Alla fine del 1998 la svalutazione del Brasile colpì direttamente l’economia argentina. La condizione mondiale di finanziamento per i paesi emergenti peggiorarono bruscamente. LA spesa pubblica straripò al punto che ci fu un’ampia inconsistenza tra lo squilibrio fiscale ed il regime di convertibilità (la cui parità era un peso, un dollaro). Negli ultimi mesi del 1998 iniziò la recessione; i debiti non si potevano sostenere più.

A partire dal gennaio 2001 iniziò ad esserci un’emorme fuga di depositi bancari. La gente cominciò a percepire una grande debolezza politica (Fernando De la Rùa era presidente in quegli anni). Iniziò un corrida bancaria enorme, i soldi (la maggiorpartte in dollari) vennero prestati alle imprese atomizzate. Questo significa che circa l’80% del denaro prestato dalle banche era in mano al 4% dei debitori. Quando i pagamenti terminarono le imprese non erano comunque in grado di soddisfare le proprie obbligazioni, facendo sì che il sistema bancario si indebitassi notevolmente. Il 1 dicembre passò il decreto 1570/01 che proibiva prelievi di contanti superiori ai 250 dollari settimanali per persona, il famoso corralito bancario. Questo portò successivamente alla caduta del presidente.

Da quel momento iniziò un grande movimento sociale, la gente iniziava a manifestare, a protestare: si formarono i famosi cacerolazos. La popolazione si trovava nella Plaza de Mayo con cacerolas (pentole) chiedendo le dimissioni del governo. Iniziarono i saccheggi ai supermercati, le banche chiusero addirittura una settimana per provare a far fronte alla crisi. Ma le proteste continuavano: alcuni manifestanti furono uccisi, la polizia tirava gas lacrimogeni.
Marcela dice: “fu un vero e proprio disastro, ed io sprofondai in una tristezza infinita... bastava vedere con quanta facilità ci si ammazzava...era una guerra di tutti contro tutti. Si dice che molte di queste manifestazioni siano in realtà state un’operazione politica dell’opposizione, ma comunque sia non si poteva uscire di casa. In una settimana cambiammo tre diversi presidenti: Alberto Rodriguez Saá, Ramón Puerta ed Eduardo Duhalde, che rimase al governo per quasi due anni.

Io allora lavoravo in banca, come cassiera. E non posso che descriverlo come un periodo orribile: la gente urlava, era violenta, disperata... a molti avevano confiscato i risparmi di una vita. L’indice di disoccupazione aumentò improvvisamente, molte piccole e medie imprese cessarono l’attività commerciale perchè non potevano più far frone alle imprese.

Molta gente ricorse alla giustizia ed iniziò “Recursos de amparo” (ricorso di protezione), grazie ai quali le banche furono poco a poco abbligate a riconsegnare i depositi dei clienti nella forma originaria (la maggior parte in dollari). Ancora oggi si continuano a pagare questi recursos, dove il cambio è 1.40 pesos per ogni dollaro. Molta gente comprò buoni del debito pubblico con quei soldi, chiamati Bodén 2012 e Bodén 2013: vedremo se nel 2012 e nel 2013 si restituiranno i soldi restanti.”

lunedì 8 febbraio 2010

Il Fabbricante dei Sogni - Art.2

Questa settimana volevo inoltrarmi nell'interessante confronto tra due grandi uomini dell'Ottocento, che hanno compiuto percorsi teorici riconducibili alla pratica: Karl Marx e Max Weber.

In sintesi, discorreremo della visione materialistica della storia di Marx e , per contro, ciò che Weber evidenzia come primo motore del decollo dello spirito capitalistico.

Marx discute dei processi storico-economici della storia dell'uomo, considerando che ciascun modo di produzione dei vari periodi storici possedeva e possiede una lotta di classe alla propria base e una conseguente necessità dei piu' deboli di affermare la propria supremazia sui piu' forti. Questo attraverso la rivoluzione.
Può anche esistere, come causa prima della necessità del modo di produzione, lo sviluppo dei mezzi produttivi non piu' idoneo e sostenibile dal modo di produzione presente in quel momento. A quel punto, per lo sviluppo dell'uomo, la rivoluzione e lo stravolgimento delle vecchie gerarchie è fondamentale per garantire il progresso e la fine dell'oppressione dei detentori dei mezzi di produzione sui sfruttati. Inutile dire che Marx vede come classi attuali proletariato e borghesia,quest'ultima generata dalla rivoluzione borghese settecentesca, teorizzando scientificamente una rivoluzione proletaria che porterà ad una fase transitora di dittatura del proletariato, e poi di estinzione dello Stato e quindi di comunismo.

Weber vede nell'ascesa dello spirito capitalistico una radice religiosa e non storico-economica. Questa radice deriverebbe dalla riforma protestante, e quindi dalla sua etica. Questa etica, in Lutero per esempio, è rappresentata dal Beruf, cioè la professione per la vocazione. In buona sostanza Lutero affermava , e di riflesso Weber, che le indulgenze proposte dalla Chiesa tradizionale e diversi sacramenti fossero inutili. Dio ci ha dato una posizione professionale, quella rimarrà. Dobbiamo avere l'accortezza di comportarci rettamente, perseguendo il bene ma senza ambire ad innalzamenti di livello. Il peccato è visto male, poichè il recupero del proprio stato di grazia non è facile come può esserlo nella Chiesa tradizionale.
Accanto a questa prima riforma luterana si aggiunge la corrente puritana, con il massimo esponente in Calvino, che afferma la predestinazione ( cioè la convinzione che Dio abbia prescelto all'alba dei tempi i dannati e i graziati ) e quindi vuole vedere, sulla Terra, i segni tangibili del suo destino.
L'uomo , essendo già dato il verdetto, è deresponsabilizzato e lasciato da solo. La razionalizzazione è in assoluto incentivata poichè l'uomo deve lavorare non per il sperpero e l'uso del denaro per fini ludici, ma bensi l'investimento del proprio lavoro in nuovo lavoro per dimostrare devozione e accrescere la gloria di Dio.
Secondo Weber le conseguenze sarebbero naturali e scontate.

Inutile asserire che questi due punti di vista rappresentano importanti valutazioni riguardo ai processi che sono avvenuti nei secoli scorsi, mostrandosi nella loro integrità, validità scientifica e logica insita.

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