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Buona lettura
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sabato 12 settembre 2009

Servizi bancari e notizie economiche Art. 3

In Italia i banchieri non pagano mai.
Mentre in tutti i paesi colpiti dalla crisi per precise responsabilità di banche,agenzie di rating ed omessa vigilanza delle autorità preposte,si pongono limiti ai favolosi stipendi,prebende e stock option dei banchieri, non solo quelli che hanno richiesto i Tremonti bond ed in Francia, il presidente Nicolas Sarkozy ed il Ministro delle Finanze Christyn Lagarde,oltre a porre un limite ai super bonus intascati perché direttamente proporzionati e legati alle piramidi finanziarie ed alla creazione del denaro dal nulla, propongono di istituire un malus,una sacrosanta penalità nel caso,come è accaduto negli ultimi due anni,invece dei guadagni il loro modus operandi dovessero generare perdite o peggio ancora frodi e truffe seriali a danno dei risparmiatori, in Italia il Governatore della Banca d’Italia ed il ministro Tremonti, sotto scacco dei signori banchieri che sono i veri padroni dell’informazione, non hanno prodotto alcunché per riportare etica, trasparenza, moralità e responsabilità, nel mondo dorato ed irresponsabile delle istituzioni creditizie.Dove sono i gazzettieri di turno che con la consueta enfasi priva di qualsivoglia obiettività nell’informazione pubblica,avevano cantato le lodi del Governatore Mario Draghi che si preparava – bontà loro- a varare un giro di vite sugli stipendi d' oro delle banche italiane ? La Banca d' Italia – scrivevano- prima authority monetaria al mondo a prendere un' iniziativa di questo genere - renderà note le nuove istruzioni sulle remunerazioni dei vertici del credito nazionale, per introdurre nuove regole che impediscano ai manager «di assumere più rischi del necessario». La moral suasion di via Nazionale dovrebbe riguardare tutti gli aspetti delle buste paga dei grandi banchieri di casa nostra per scoraggiare quell' ottica del "mordi e fuggi" che ha portato a gonfiare la redditività a breve termine con gli strumenti drogati della finanza strutturata, a scapito della solidità del sistema.Il governatore aggiungevano le acritiche note - nel suo ruolo di presidente del Financial stability forum –ha appena varato un pacchetto di suggerimenti di questo tipo anche a livello mondiale, mentre non è invece ancora chiaro quali saranno i paletti alle remunerazioni dei dirigenti di banche che faranno ricorso ai Tremonti-bond,perché anche in questo caso si dovrebbe fare riferimento non a limiti, ma a un codice etico i cui contorni però non sono stati definiti. Che fine hanno fatto quelle solenni promesse dei Draghi e dei Tremonti per limitare stipendi, bonus e stock option dei signori del credito richiamandoli alle loro responsabilità anche per le avventate concessioni del credito ai loro compagni di merende,come nel caso del salvataggio di Risanamento a spese dei depositanti,che rappresentano uno schiaffo in faccia a centinaia di migliaia di lavoratori che anche in Italia, hanno perso o perderanno il loro posto di lavoro nel settembre più nero del dopoguerra e che dovranno indebitarsi perfino per acquistare i libri a rate per mandare i figli a scuola ?
Ai posteri l' ardua sentenza.

giovedì 10 settembre 2009

Il Pianto ed il Riso – Art.2

LA STORIA. L’altra sera a Sant’Eufemia il racconto di come un villaggio africano abbia puntato sull’«autosviluppo» tornando a popolarsi e a fare anche affari
In Senegal il paese che è rinato da solo
Ndem, abbandonato dagli uomini in fuga dalla miseria, ha vinto la sfida Soprattutto con le donne

Metti un pezzo di terra ormai poco più che desertico. Mettici donne, vecchi e bambini abbandonati dagli uomini emigrati prima nella vicina Dakar e poi alla volta dell’Europa per sfuggire alla miseria. Mettici pure la fame, la sete e un futuro molto più nero del colore della pelle dei loro abitanti.
Era questo Ndem e dintorni fino a 26 anni fa, quando Babacar M’Bow, senegalese, e sua moglie Aissa Cissè, parigina, decisero di tornare nel villaggio che era stato fondato decenni prima dal bisnonno di Babacar. Arrivarono in mezzo al nulla e decisero di puntare su quelle donne, creando un’associazione che oggi coinvolge circa 15 villaggi vicini e 4.800 persone, uniti dalla parola d’ordine «autosviluppo». E l’altra sera il «serigne» Babacar, il capo spirituale di Ndem, e «soxna» Aissa, il riferimento femminile per le altre donne, hanno raccontato la loro esperienza a un pubblico di almeno 200 persone intervenute nella sala comunale di Sant’Eufemia nell’ambito del convegno organizzato dalla Società mutua per l’autogestione, la Mag, e dall’associazione culturale femminile «Ishtar».
I due sposi, tradotti dal francese dall’attrice e regista tea trale Serena Sartori, che ha vissuto a Ndem, e da Luigina Longobardi di «Ishtar», hanno risposto alle domande del giornalista de L’Arena Gabriele Colleoni, raccontando come l’amore tra loro due, il loro profondo rapporto spirituale sia stato contagioso per tutto il resto del villaggio e su cui ancora oggi si basa lo sviluppo di quel piccolo popolo. «Quando siamo arrivati abbiamo iniziato a raccogliere piccole quote per l’associazione, poi abbiamo iniziato a comprare farmaci, a costruire piccole scuole, panifici e pozzi. Poi è stata la volta del microcredito e da allora, lentamente, gli uomini che e! rano emigrati altrove hanno iniziato a tornare, perché a Ndem si poteva di nuovo vivere» ha raccontato Babacar, immerso nella tradizionale tunica nera.
Anima gestionale della comunità di villaggi di cui Ndem è «capitale», è la sposa del «serigne», Aissa, la matrona, la mamma del villaggio: «Non c’era niente nel villaggio. C’erano solo le donne, e da esse abbiamo costruito tutto. Il loro coraggio, la loro solidarietà hanno permesso che Ndem rinascesse», ha detto Aissa. Oggi a Ndem c’è tutto quello che serve per vivere bene. C’è un grande atelier di moda africana, il marchio Maam Samba» dal nome del bisnonno fondatore di Ndem, che esporta i suoi capi coloratissimi in tutto il mondo e che ha un catalogo accattivante con modelle locali; ci sono i campi da coltivare e l’acqua da bere senza la necessità di fare chilometri. C’è persino una piccola industria che produce un biocarburante utilizzando l’argilla e le bucce delle arachidi. Un’isola felice che però ha risentito duramente della crisi economico-finanziaria, che ha causato una contrazione del 20% delle esportazioni. Anche qui i due non hanno tempo per piangersi addosso, e subito hanno cercato una soluzione, come ha spiegato Aissa: ribaltare i numeri della produzione, che per ora dicono che il 70 % dei prodotti di abbigliamento va all’estero, contro il restante 30% commercializzato nei villaggi e a Dakar. Invertendo i numeri si riuscirebbe a dimezzare i costi dei capi, diffondendoli soprattutto nella capitale del Senegal, dove l’associazione ha una sede nel centro culturale francese. I guadagni che verranno da questo rilancio saranno subito investiti in una mutua sanitaria che rilancerà la vita di questo piccolo lembo d’Africa. B.CAL.

L'Arena
Mercoledì 09 Settembre 2009 CRONACA Pagina 15

La "puntata di recupero" si sostanzia del resoconto giornalistico de L'arena sull'evento di lunedì sera a S.Eufemia. Ringrazio lo staff per aver permesso lo slittamento causato dall'organizzazione di questo evento. A breve seguiranno contributi audio-video!

martedì 8 settembre 2009

Ri-Passaparola - Art.11


Per un piccolo intervento chirurgico di Travaglio ieri l'appuntamento di Passaparola e' stato scritto, e non video.

Ma la sostanza non cambia.

L'argomento, dopo aver inizialmente ripreso a parlare del bombardamento attuato da Feltri, ''Libero'' e tutti gli altri organi dipendente da Berlusconi, i quali stanno provando a denigrare la lunga lista di oppositori e pseudo-oppositori in una campagna di demonizzazione forzata, e' la rimembranza dei loschi affari che giravano attorno al Sismi, il quale organo fu scoperto nel 2006 investigare e indagare su giornalisti, personaggi dello spettacolo, politici, magistrati, i quali avevano l'unica colpa di opporsi a Berlusconi.

La prospettiva era quella di ''neutralizzare e disarticolare anche con mezzi traumatici'' qualsiasi persona o organizzazione contrastasse il potere.
Tra i piu' sdegnosamente corrotti rientra il signore sopra riportato, Renato Farina, il quale pubblicava notizie segrete uscenti da queste ''ricerche'' illegali.

Aveva addirittura depistato le indagini sul sequestro di Abu Omar, e per questo ha gia' patteggiato la pena .
In questi affari rientravano anche Pompa e Pollari.

Dato il corto intervento di ieri, vorrei ora riportarvi, come ha fatto Travaglio, i nomi dei numerosissimi personaggi, quasi tutti molto conosicuti, che sono stati ''spiati'' dal Sismi in barba a qualsiasi legge sulla Privacy, che tanto attualmente Berlusconi esorta e pretende.

Eccoli: ''l’allora direttore dell’Unità Furio Colombo e quello di Micromega, Paolo Flores d’Arcais, nonché l’editore del gruppo Espresso-Repubblica, Carlo De Benedetti. E poi i pm antimafia di Palermo: Antonio Ingroia, Gioacchino Natoli, Alfonso Sabella, Teresa Principato, con l’ex procuratore Gian Carlo Caselli. Naturalmente non mancavano i migliori magistrati milanesi: Edmondo Bruti Liberati, Fabio De Pasquale, Giovanna Ichino, Corrado Carnevali, Fabio Napoleone e tutto il pool Mani Pulite: Francesco Saverio Borrelli, Gerardo D’Ambrosio, Piercamillo Davigo, Gherardo Colombo, Ilda Boccassini, Francesco Greco, Margherita Taddei. E poi altri giudici perbene come Mario Almerighi, Libero e Paolo Mancuso, Loris D’Ambrosio, Gianni Melillo, Elisabetta Cesqui, Giovanni Salvi, Corrado Lembo, Vittorio Paraggio, Felice Casson, Alberto Perduca, Mario Vaudano. E perfino magistrati stranieri come lo spagnolo Baltasar Garzòn e i francesi Anne Crenier ed Emmanuel Barbe. In tutto il Csm denuncerà che il servizio segreto militare aveva controllato, oltre a mezza Procura di Milano, 10 consiglieri (o ex) del Csm, 2 ex presidenti dell’Anm e 203 giudici di dodici Paesi europei (di cui 47 italiani). E poi il sociologo Pino Arlacchi, ora europarlamentare dell’Idv; politici di sinistra come Violante, Visco, Brutti, Maritati; l’allora dipietrista Elio Veltri, e l’attuale numero due dell’Idv Leoluca Orlando.Andrea Cinquegrani e Rita Pennarola; Michele Santoro; Giuseppe Giulietti; Paolo Serventi Longhi; Ignazio Patrone; Sandro Ruotolo e Giulietto Chiesa; il presidente della stampa estera in Italia Eric Jozsef, corrispondente del giornale francese Libération”. Naturalmente, tra i giornalisti spiati e controllati, anche con apposite barbefinte mandate a sorvegliare le presentazioni dei nostri libri, c’eravamo pure Gianni Barbacetto, Peter Gomez e il sottoscritto.''

Ho citato testualmente dal suo post.

Intanto le iscrizioni al Fatto Quotidiano sono 25mila, e gli abbonamenti si protrarrano fino all'esordio del giornale, in data 23 settembre.

Tutte le informazioni su www.antefatto.it

Ri-Passaparola

Foto tratta da http://rockpoliticaepessimismo e fotomontata da fratellipolemici.




lunedì 7 settembre 2009

Video della settimana precedente (31 agosto-6 settembre)

L'AQUILA - La grande tendopoli di piazza d'Armi sembra una scacchiera. Spazi pieni e spazi vuoti, dove già sono state tolte le tende. La numero 16, fila due, c'è ancora e resisterà, forse, per qualche ora. Ma stanotte nessuno della famiglia di Cristina e Fabiana, dei nonni Rita e Claudio, delle nipotine Crystal, Asia e Maila ha dormito qui. "Ho avuto paura, sono andata via ieri sera. Sono tornata nel mio appartamento, che non è agibile. Ma non avevo altra scelta", racconta Cristina. Il suo racconto ci dice che questa tendopoli non è stata smobilitata: è stata uccisa.

"All'improvviso, tutto è cambiato. Le persone che ti aiutavano hanno cambiato faccia. Si sono messi a comandare, a dare ordini, come se fossimo in una caserma. Ieri a mezzogiorno ero vicino al tendone della Croce di Sant'Andrea. C'era accanto a me uno dei ragazzi che sono assistiti dal servizio tossicodipendenze. Un carabiniere gli ha detto: qui non puoi stare, devi andare via. Io ho chiesto: ma chi l'ha detto? Noi siamo qui da cinque mesi, questa è ancora la nostra 'casa'. Dovete andare via e basta - questa la risposta - e lo dico io che sono un carabiniere. Anch'io sono qui da cinque mesi e mi sono rotto i ...".

Una giornata convulsa, piena di tensione. "Le bimbe che escono dalla tenda e come sempre vanno a cercare gli altri bambini. Ma non ne trovano, sono già andati via. Al loro posto, sulla pista di atletica, ci sono invece le automobili. Nessuno ci aveva avvertito, che sarebbero entrate le macchine. E così le bimbe hanno rischiato di essere travolte. Le abbiamo riportate nella tenda, abbiamo proibito loro di uscire. E poi arrivano quelli della Protezione civile. Io chiedo quando posso entrare nella stanza che ci è stata assegnata all'hotel Canadian, qui in città, loro dicono che c'è un piccolo problema e che per me c'è una nuova assegnazione: una stanza in un albergo di Assergi, 35 chilometri dall'Aquila, all'imbocco del tunnel sotto il Gran Sasso. Io chiedo perché. Le famiglie con bambini in età scolastica - hanno sempre detto - devono restare in città, così possono iscrivere i bimbi a scuola. Crystal e Asia sono iscritte alla scuola materna. Non mi danno risposte. Dicono che guarderanno le carte, che mi sapranno dire al più presto dove potrò trovare un tetto. Io torno in tenda e ho paura. I miei genitori, che ancora non sapevano dove sarebbero andati, sono stati informati che per loro c'era una stanza a due letti al Canadian e hanno dovuto andare via subito. Qui attorno tutti gli amici se ne sono andati. Restano quasi solo quelli che hanno problemi. Le persone con handicap che saranno mandate in strutture di Avezzano, i ragazzi seguiti dal servizio tossicodipendenti, gli ospiti di comunità psichiatriche. Tutti dicono che non vogliono essere mandati lontano.
La paura cresce quando sento che qualcuno minaccia di dare fuoco alla sua tenda, un altro che annuncia di tagliarsi le vene. La tenda che ci ha protetto per cinque mesi all'improvviso diventa un posto ostile. Io e Diego non ce la sentiamo di passare un'altra notte di tensione. Ma dove andare? E così decidiamo: si torna a casa. Lo sappiamo, non è agibile, ma adesso la paura delle scosse è meno pesante di una notte in una tendopoli fatta a pezzi. Saliamo in casa, con le bambine. Loro sono contente. E' la prima volta che rivedono la loro stanza. Non c'è il gas, solo la corrente. Mi sono comprata un fornelleto elettrico, preparerò la colazione. Aspetto la telefonata di quelli della Protezione e mi chiedo: come mai la stanza che mi era stata assegnata al Canadian non è più mia? In che modo qualcuno ha superato in graduatoria una famiglia che ha il lavoro qui e ha due figlie alla scuola materna? Finora non ho avuto risposta».

Poco dopo mezzogiorno, la telefonata della Protezione civile. «Mi hanno detto che hanno trovato due stanze al motel Amiternum, qui in città. Ma non sono comunicanti, anzi sono su due piani diversi. Ma com'è possibile? Noi genitori da una parte, le bimbe dall'altra. Cosa può succedere, se arriva anche una piccola scossa? Io e Diego abbiamo deciso: non accettiamo. La notte vogliamo le nostre bimbe assieme a noi».

Siamo solo all'inizio. Dopo piazza D'Armi, anche le altre tendopoli dell'Aquila saranno chiuse e i problemi purtroppo non mancheranno. Quasi tutti i posti letto - nella caserma del G8, negli hotel della costa e della montagna - sono già stati occupati dagli ex ospiti della tendopoli più grande. Il piano del governo, che ha puntato tutto o quasi sulle Case, le palazzine su piattaforma antisismica, mostra tutti i suoi limiti. In piazza Duomo, sabato pomeriggio, si sono riuniti i Comitati dell'Aquila, cittadini che vogliono decidere il loro futuro e che non vogliono accettare supinamente le scelte della Protezione civile.

«Stiamo assistendo - ha detto Piero De Santis - a una ulteriore dispersione della popolazione aquilana». I Comitati hanno fatto i conti. «Con 838 milioni spesi per le tendopoli (30 euro al giorno), alberghi (52 euro al giorno) e Progetto Case (2.700 euro al metro quadro), ci saranno 16.000 posti letto pronti a dicembre. Con gli stessi soldi spesi per case di legno (750 euro al metro quadro) e moduli removibili di lusso (1.000 euro al metro quadro) ci sarebbero stati 39.000 posti letto pronti a settembre. Voi cosa avreste scelto?».

Si è invece puntato sulle Case e quasi soltanto su quelle. Presto cominceranno le inaugurazioni e saranno trasformate in uno spot per il governo. Basterà puntare le telecamere soltanto sulle «prime persone felici di ritrovare una casa». Anche stravolgendo la realtà dei fatti. Le prime case per le quali si taglierà il nastro saranno quelle di Onna, il paesino più martoriato. Meglio non raccontare, però, che qui le casette di legno sono arrivate perché gli abitanti hanno minacciato una rivolta contro la «deportazione» in quelle Case antisismiche previste a chilometri di distanza. La loro richiesta è stata accolta dalla Croce Rossa e dalla Provincia di Trento, che in pochi mesi hanno allestito un villaggio - a fianco del paese distrutto - dove i terremotati potranno attendere la ricostruzione delle loro abitazioni. Anche il Comune ha scoperto che le Case non basteranno e ha chiesto e ottenuto l'allestimento di altre 1.000 casette di legno da mettere nella frazioni dell'Aquila. Ora bisognerà trovare le aree, preparare gli allacciamenti alle fogne, all'acquedotto, alla rete elettrica. Le casette saranno pronte fra due o tre mesi, quando l'inverno aquilano sarà già pesante. Con scelte diverse, gli sfollati avrebbero potuto entrare in un ricovero civile già all'inizio dell'estate.

(6 settembre 2009) da La Repubblica

Slitta il secondo appuntamento di "Il Pianto ed il Riso"

Daniele, chefquijote in arte, mi ha chiesto, viste le mansioni impegnative alle quali deve ottemperare in questi giorni, di comunicare ai lettori di fratellipolemici che il secondo appuntamento con la rubrica "Il Pianto ed il Riso" è posticipato a data da definirsi.

Vi ricordo, inoltre, l'appuntamento di questa sera presso la sala conferenza di s. eufemia (VR) con Babacar N'Bow su “L’AMORE ALLA RADICE DELL’ECONOMIA”...

Buon proseguimento o a stasera!!

Ecco il link dell'evento su facebook: LINK

Questioni migranti - art.6

Il reato di clandestinità è incostituzionale?

"Il dubbio era stato già sollevato da insigni giuristi durante la discussione della nuova legge sulla sicurezza. Adesso però il reato di clandestinità finisce al vaglio della Consulta, unico organo che può decidere se una legge è contraria alla Costituzione e, in tal caso, annullarla.
A chiedere l’intervento della Corte Costituzionale è stato il 31 agosto un giudice di Pesaro, durante il processo a un giovane senegalese, Ibrahima D., fermato a Fano senza permesso di soggiorno. Secondo la nuova legge, Ibrahima andrebbe condannato per ingresso e soggiorno illegale, reato che però, secondo il giudice, contrasterebbe con una sfilza di principi e norme costituzionali.
Innanzitutto, si legge nell’ordinanza segnalata oggi dall’Associazione studi giuridici sull’immigrazione (Asgi), viene meno il principio di ragionevolezza. Il nuovo reato sarebbe infatti “privo di effetti concreti”, perché “praticamente nessuno” pagherà la multa da cinque a diecimila euro, mentre l’espulsione era “già prevista e possibile anche prima”.
Violati anche il principio di uguaglianza (art.3) e di personalità della responsabilità penale (art. 27), perché il reato “presuppone arbitrariamente riguardo a tutti l’esistenza di una condizione di pericolosità sociale che, per giustificare l’affermazione di una responsabilità penale”. Responsabilità che “deve invece essere accertata in concreto e con riferimento alle singole persone”.
Sarebbe inoltre a rischio il principio di solidarietà (articoli 2 e 3, 1° e 2° comma), perché il nuovo reato provoca un “radicale mutamento nello spirito e negli atteggiamenti dei cittadini, degli stranieri regolari e della società nel suo complesso , nei confronti di persone in condizione di povertà, obiettive difficoltà di vita, bisognose di solidarietà e accoglienza”. Il contrario insomma di quella “società aperta e solidale” “voluta dai costituenti”.
Il reato di clandestinità contrasta poi con l’articolo 10 della Costituzione, perché non è in linea con “i principi affermati in materia di immigrazione nel diritto internazionale”. Infine, viola gli articoli 3 e 27, perché non prevede “la mancanza di giustificato motivo come elemento costitutivo del reato o quanto mene come esimente codificata”
C’è n’è abbastanza, secondo il giudice di Pesaro, per sospendere il giudizio contro Ibrahima e passare la palla alla Corte Costituzionale. Facendo così tremare l’architrave della linea dura voluta da governo e maggioranza contro gli immigrati clandestini."

Fonte: Stranieri in Italia

domenica 6 settembre 2009

Appuntamenti della settimana (7-13 settembre)

fratellipolemici - settimana numero 11

Lunedì 07
- "Video della settimana precedente" scelto dai fratellipolemici
- "Questioni migranti" , a cura di Gloria
- "Passaparola" in diretta con Marco Travaglio, ore 14:00
Martedì 08
- "Ri-Passaparola" , a cura di Franck
Mercoledì 09
- "Missione Pianeta Verde" , a cura di Alain
Giovedì 10
- "Meet...Mitumba", a cura di Linda
- "Filo diretto con i giovani", a cura di Franck
Venerdì 11
- "Pensare globale, Agire locale" , a cura di Alain
Sabato 12
- "Giornalismo alla sbarra", a cura di Franck
- "Servizi bancari e notizie economiche", a cura di Massimo
Domenica 13
- "Il Pianto ed il Riso", a cura di Daniele
- "Appuntamenti della settimana 14.09.09-20.09.09", a cura di Alain

sabato 5 settembre 2009

Servizi bancari e notizie economiche-Art. 2

CARTE DI CREDITO DORMIENTI: ULTERIORE SINTOMO SFIDUCIA VERSO BANCHE.


Un ulteriore sintomo di sfiducia dei cittadini verso le banche,che hanno rovinato milioni di famiglie rifilando loro bond fraudolenti, aduse a revocare fidi senza plausibili giustificazioni con un preavviso di 24 ore con credito concesso con il contagocce alle PMI, erogando al contrario miliardi di crediti allegri ad amici e compari, iscritti poi in sofferenza, è rappresentato dalle carte di credito dormienti.
L'analisi fatta dalla filiale italiana di Cpp rileva che, a fronte di una crescita del 122% delle carte di credito in circolazione tra il 2000 e il 2008, si è avuto un progressivo aumento delle carte dormienti, il cui peso percentuale è salito dal 45% al 57%. Nel 2000 le carte in circolazione erano quasi 17 milioni, con un numero di 'dormienti', pari a 7,6 milioni. Una crescita media del 10,5% annuo, ha portato nel 2008 il numero delle carte a toccare quota 37,6 milioni nel 2008, di cui però solo 16,1 milioni attive.
Se ogni anno vengono sfornate 1,8 milioni di carte destinate a rimanere sepolte nei portafogli degli italiani e secondo una recente ricerca di Cpp, multinazionale inglese specializzata in protezione di carte di pagamento, l'emissione di una carta di credito ha un costo per le banche di 10 euro nel primo anno di vita, le richieste dei rettangolini di plastica non sono determinate da uno status sociale, né dal fatto che gli italiani amano il denaro contante, ma semplicemente dalla scarsa fiducia verso banche e società emittenti ed anche dalle elevatissime commissioni, che scaricandosi sui prezzi vengono pagate dai consumatori.
Ma come al solito la ricerca analizza i costi sostenuti dal sistema bancario per carte che non danno ritorni, pari a circa 140 milioni di euro,che possono arrivare fino a 250 milioni se, come sostiene Cpp, si considera che nel secondo e terzo anno di vista una carta inattiva costa 3-4 euro all'anno all'emittente, omettendo di calcolare i costi di gestioni delle carte per gli utenti ed i rinnovi, che arrivano a superare anche i 30 euro l’ anno.
Per recuperare la fiducia perduta non basta commissionare ricerche posticce e chiaramente schierate, ma occorrono quei fatti concreti che soprattutto in Italia mancano nella cultura di banchieri protetti da apparati istituzionali di ogni ordine e grado,adusi ad andare a braccetto con le autorità vigilanti colluse ed a condizionarne le scelte, a non pagare mai per i danni procurati al mercato ed ai risparmiatori, abituati come sono a dettare l’agenda dei loro interessi a Governi sottomessi che eseguono supinamente i loro desiderata.
Detto questo bisognerà prestare molta attenzione nella scelta delle carte di credito e leggere attentamente il contratto riguardante i costi di gestione che sono a carico del cliente.
Ulteriore informazione molto importante è quella di diffidare delle carte di credito che non sono emesse dalla banca nella quale il cliente ha un conto corrente. Es. via internet, nei centri commerciali e/o da agenti operanti nel settore finanziario.
Qualora avrete un qualsiasi problema vi sarò quasi impossibile interloquire con un responsabile; parlerete solamente con degli operatori ( spesso sono dei call center ) i quali non saranno in grado di fornirvi nessuna notizie riguardante le vostre lamentele, né tantomeno di risolverle.
Queste carte di credito risultano molto convenienti in quanto vengono abbattuti molti dei costi di gestione ( le spese risultano praticamente il 50% delle spese normali di una banca ) ma potrebbero recare danni ai clienti consumatori in quanto per qualsiasi motivo di mancato pagamento senza nessun tipo di preavviso comunicheranno alla centrale dei rischi i mancati pagamenti con la conseguenza di rimanervi iscritti per minimo due anni e che in questo periodo non si avrà possibilità di accedere a nessun tipo di finanziamento perché considerati cattivi pagatori.
Invece con la carta di credito emessa dalla banca dove risulti aperto un conto corrente del cliente si potrà negoziare e dilazionare l’ importo non saldato, ma nel frattempo la banca stessa è costretta ad anticipare la copertura necessaria per la copertura senza inviare alla centrale dei rischi i/il mancato/i pagamento/i; cosicchè il cliente potrà accedere a qualsiasi tipo di credito.

Giornalismo alla sbarra - Art.8

Angelo Crespi docet, senza dubbio.

Nel suo articolo sul giornalino dei Giusti, tuona tempestoso contro gli insulsi incoerenti che hanno firmato un infimo appello ad una democrazia pienamente attiva e contro un illustre personaggio, splendidamente in carica, magnificamente sontuoso nella sua veste di Presidente del Consiglio.

Lui scopre, dopo qualche annetto, forse affaticato dall'ideazione di altrettanti articoli sdegnosamente ridicoli, che i signori Roberto Saviano, Paolo Giordano e Claudio Bisio hanno rispettivamente scritto un libro, "Gomorra", assieme alla Mondadori, Giordano essere stato "l’enfant prodige di Segrate" e Bisio rappresentare tutt'ora la punta di diamante di , attenti bene voi, un programma comico.

Intanto, il signor Crespi, incurante delle mille scorciatoie utilizzate dal suo padrone per evitare palesi conflitti d'interessi, in barba alla fittizia direzione manageriale del gruppo Mondadori,
inneggia all'immoralità dei firmatari che , da una parte giocano a lottare per la democrazia , e dall'altra si fanno pagare, da Silvio si intende, mica da Marina o altri insignificanti porta-borse.

Si è dimenticato che la televisione, che lui considera un futile e secondario mezzo d'informazione , ha dietro delle persone incaricate di scegliere quali prodotti sono davvero dannosi per una propaganda berlusconiana o meno.
Permetta di dire che Bisio, nella sua brava persona, poco possa smuovere nelle menti italiane, se non qualche simpatica risata.

Tutto questo per dimostrare che il Capo del Governo, forse Crespi non ci ha capito molto, sa ben ponderare quali prodotti hanno effettiva rilevanza mediatica.
Soltanto propinare un pensiero per il quale Saviano giochi al volta-gabbana fa rabbrividire, e fa comprendere a quali distorte e disordinate allusioni possano arrivare servili giornalisti, loro si, retribuiti per l'unico scopo di far piaceri al padrone.
Saviano, oggi, collabora con "
L'espresso e La Repubblica, negli Stati Uniti con il Washington Post e il Time, in Spagna con El Pais, in Germania con Die Zeit e Der Spiegel, in Svezia con Expressen e a breve in Gran Bretagna con il Times." (da Wikipedia)

Pensate davvero faccia fatica ad andare "
al confino di Rizzoli o in esilio a Sky"?
Pensate davvero che Bisio, con l'infinità di film dei quali è stato protagonista, farebbe fatica ad allontanarsi da Canale 5?

Il "dulcis in fundo" è servito ed è ormai un leit-motiv degno dei peggiori romanzi: Berlusconi è un liberale, un uomo che lascia libertà di espressione a tutti, l'Italia è in buone mani, lo dice Crespi.

Saranno casi se siamo 76esimi nel ranking mondiale per libertà di stampa, se siamo ritenuti "partly-free", se siamo ritenuti un paese a rischio.
Mica da Saviano, Giordano , Bisio. Da tutto il mondo.

Pensa te Crespi.

venerdì 4 settembre 2009

Pensare Globale, Agire Locale - Art. 7

Bufera al Lido di Venezia per la sceneggiatura voluta da Bobby Paunescu per il suo film "Francesca".

Il lungometraggio racconta la storia di Francesca, una ragazza di Bucarest piuttosto idealista che sogna di aprire un asilo per bambini emigranti in Italia. E' così che la protagonista si scontra con il mondo dei pregiudizi e degli stereotipi all'italiana che circolano, oramai, con un vigore sempre crescente.

"E quello st... del sindaco di Verona che ha dichiarato la città libera da romeni?", questa la battuta incriminata, fonte di tanto dibattito e motivo di querela bell'e buona da parte del sindaco Flavio Tosi stesso al regista Paunescu.

Ora, io mi chiedo, se una persona viene condannata per propaganda di idee razziste contro gli zingari (vedi "Confermata condanna a Flavio Tosi"), se, dopo l'assassinio della Reggiani, nel 2007, questa stessa persona sostiene in tv (Porta a Porta) la necessità di limitare gli ingressi dalla Romania e di facilitare le espulsioni dei romeni e se, ancora, sempre la medesima persona si addossa la divisa del difensore dei veronesi contro gli stranieri (bandi Agec in primis), siano essi comunitari che extracomunitari, come è possibile che questa persona possa pretendere di non essere criticato da quelle persone che non condividono il suo operato?
C'è chi lo fa scrivendo (fratellipolemici per esempio), chi lo fa parlando (Travaglio per esempio), chi lo fa protestando alle manifestazioni pubbliche e chi lo fa mettendo una battuta colorita in bocca ad un personaggio di finzione in un film di finzione (Paunescu per l'appunto).


Per carità, la giustizia farà il suo corso e chi ha sbagliato pagherà, come a me, però, piacerebbe paghi anche Flavio Tosi per la sua condanna.

Voi cosa ne pensate?

giovedì 3 settembre 2009

Meet...Mitumba – Art.7

Jambooo!!

Girando in cerca di casa a Trento, mi sono ritrovata a parlare con una persona(un ragazzo di 27anni) per un appartamento. L’unica cosa che mi ha chiesto è di non portare “stranieri non referenziati” in giro per casa... “Finche ci sei solo tu in casa fai quello che vuoi, ma quando ci sono io non voglio avere stranieri per casa”.

Parto da questa sua richiesta per parlare un po’ di quello che sta succedendo intorno a noi, di quello che ancora è radicato profondamente in una parte della nostra società. Senza entrare in discorsi politici o filosofici vorrei parlare di quel razzismo (perché di questo, purtroppo si tratta) dei “non razzisti”. Di quelli che frequentano posti “di un certo tipo”, ascoltano un certo tipo di cultura, ma che poi, in fondo in fondo “è meglio se non tocca a me averci a che fare”. Persone che si proclamano assolutamente non razziste mi hanno raccontato (riferendosi al profumo di Cous-cous), il loro disagio, la mattina, quando un odore di verdure e chissà quali altri intrugli e miscugli inzuppa le pareti e gli spazi comuni del loro condominio per colpa di quei “marocchini”. Altri si sono scusati con un mio amico italiano di origine tunisina per avergli dato del “marocchino” (come se fosse un’offesa o il nome di chissà quale malattia). Un’altra frase che sento spesso è “prima noi, poi gli altri”. “Se uno facesse a tutti gli uomini una proposta invitandoli a scegliere le usanze migliori di tutte, dopo aver ben considerato ognuno sceglierebbe le proprie: a tal punto ciascuno è convinto che le sue proprie usanze sono di gran lunga le migliori.” Questo è Erodoto (450 a.C. più o meno); e questa è anche un’affermazione di una forte attualità, mi vien da pensare che sia strutturale alle società, a tutte. Non è forse ora di cambiare?


Vi lascio con una canzone di Rino Gaetano che adeguata e suggestiva!



Metà Africa metà Europa



Africa il sole le dune è Africa
lontana ma legata all'america
i riti tribali di stregoni cardinali
di ministri triviali è Africa
Africa terra nera bruciata è Africa
le bombe il sangue è Africa
una mamma che prega un fermo di polizia
uno sparo un ferito è Africa
Africa ma per te che lavori e non ridi
per chi come te più non gioca
questa terra è ancora Europa
Europa le lotte di classe Europa
la difesa del posto Europa
per i tuoi interessi per i figli e noi stessi
per chi c'è e chi è disperso Europa
Africa il mare trasparente è Africa
ma nella storia c'è ancora una svastica
un ricordo preciso qualcuno è stato ucciso
nel cielo nel mare dell'Africa”



RICORDATEVI LA FESTA DI MITUMBA DALLE 19.00 AL CIRCOLO DEL TENNIS OLIMPIA – CAPRINO V.SE !!!!!!



P.s. « Noi non siamo nemici, ma amici. Noi non dobbiamo essere nemici. Possiamo essere stati tesi dalle nostre passioni, ma ciò non deve rompere i nostri legami d'affetto. Le corde mistiche della memoria suoneranno se toccate ancora, come sicuramente saranno, dai migliori angeli della nostra natura. » (A. Lincoln, frase di chiusura del film “American History X”)

Filo diretto con i giovani - Art.8

Giovani e mafia.

Un altro binomio tutt'altro che scontato, ma insediato nelle nuove ideologie e tendenze adolescenziali.

Se da un lato i media danno il loro apporto a tale duo , rendendo esplicite le ovvie manipolazioni e influenze che la televisione, radio e cinema avanzano sui ragazzi, dall'altro lato sembra che cominci a serpeggiare una drammatica e al contempo sintomatica convinzione: la Mafia è più forte.

In questo articolo
, infatti, si espone tutta la tragicità dell'attualità politico-mafiosa.
La voglia continua degli agenti educatori di educare e correggere i giovani insegnandoli a separare nettamente Stato e Mafia , non ha alcuna effettiva veridicità.

Tra Stato e Mafia, come spesso anche da questo blog avrete potuto capire, intercorrono intensi e interessati rapporti, atti alle più disparate evasioni.

Dunque, se si vuole educare, si deve educare con trasparenza, coerenza e credibilità.

Queste tre parole, infinitamente abusate e costantemente attuali, sono inutilizzabili ai giorni nostri, soprattutto da una generazione di persone che ha vissuto porta a porta con la Mafia, e spesso l'ha anche aperta, prendendo contatti diretti e vantaggiosi.

Di fronte a questo profondo disagio generazionale, si inserisce una più larga analisi e ancora più diffusa: le continue critiche dei "grandi" verso i "piccoli".

E questa pesante critica che grava sulla gioventù odierna comincia a scricchiolare, ad essere poco convincente, a lasciare, piuttosto, decisamente perplessi su quanto davvero si abbia realmente da imparare da coloro che spesso hanno molto da nascondere e poco da tramandare.

Diventa quindi fondamentale recuperare quelle tre famose paroline da parte dei genitori, ridiventare reali punti di riferimento per un futuro meno fosco e nebbioso.

"I figli, dicono, non basta farli; v'è la seccaggine dell'educarli."( Giuseppe Giusti)

mercoledì 2 settembre 2009

Missione Pianeta Verde - Art. 8

Un articolo apparso sul "The New Yorker", scritto da Elizabeth Kolbert e tradotto e trascritto da l'Internazionale (numero 810, è quello di questa settimana), riporta:

"James Hansen è uno dei climatologi più importanti al mondo. Ha denunciato i rischi del riscaldamento globale nel 1981. Poi ha aspettato quasi trent'anni che i politici intervenissero. Alla fine ha deciso di impegnarsi in prima linea."

Il lungo articolo in questione tratta della vita di Hansen, della consapevolezza scientifica del riscaldamento globale e dell'azione attraverso laquale adoperarsi per una sensibilizzazione politica e generale sul cambiamento climatico del nostro pianeta.

"Basandosi sui suoi ultimi modelli e sulle osservazioni fatte da altri scienziati, Hansen è arrivato alla conclusione che il rischio del riscaldamento globale è molto più grave di quanto aveva immaginato."

James ha deciso di non "nascondersi dietro le nuove generazioni" e di partecipare attivamente alle manifestazioni contro le centrali a carbone, contro i "treni della morte" (treni merci che trasportano carbone) e a favore degli attivisti che, in giro per il mondo, esigono un pianeta verde, un pianeta ecologico. Si occupò soprattutto di Venere e delle sue nubi prima di passare allo studio del pianeta Terra, correva l'anno 1978. Dopo le scoperte legate ai danni causati dai gas serra, prodotti dall'uomo, sull'atmosfera, Hansen cercò di studiare più approfonditamente l'argomento:

"Così decise di modiicare un programma informatico che era stato creato per le previsioni meteorologiche e provò a usarlo per fare delle proiezioni. Cosa sarebbe successo alla Terra se, per esempio, i livelli di gas serra fossero raddoppiati?"

"Nel 1981 diventò direttore del Giss. In un articolo pubblicato quell’anno sulla rivista Science prevedeva che il decennio successivo sarebbe stato straordinariamente caldo, e in effetti lo fu. E che gli anni novanta sarebbero stati ancora più caldi: anche questa previsione si è avverata. Inine, diceva che entro la fine del ventesimo secolo dal “rumore” della normale variabilità del clima sarebbero emersi i primi segnali di riscaldamento globale. E anche questo è successo davvero."

Dal 1981 in poi, Hansen azzecca tutti i pronostici (vincendo anche delle scommesse con i colleghi scienziati) sul clima, rendendo le sue previzioni sempre più precise grazie a modelli più accurati e guadagnandosi la fama che oggi conosce in tutto il mondo. Dopo quelle previsioni J.H. viene regolarmente chiamato a testimoniare davanti al congresso e lui, in cambio aspetta regolarmente che la politica si decida a cambiare qualcosa. Qualcosina si muove nel 1987, quando un trattato internazionale prevede di ridurre i clorofluorocarburi (gas serra) e la loro graduale eliminazione.

"Durante l’amministrazione di George W. Bush, Hansen credeva ancora che bastasse mettere a conoscenza dei fatti le persone giuste."

Dopo vari incontri avvenuti con Dick Cheney, funzionari dell'amministrazione, la Casa Bianca, il presidente del consiglio durante i quali J.H. esponeva i rischi ambientali dovuti al riscaldamento globale, nel 2005, l'amministrazione vietò al Giss di pubblicare sul proprio sito i dati mensili sulle temperature, con la scusa che l’istituto non aveva rispettato i protocolli e vietò a Hansen di farsi intervistare..

"E a un certo punto ha deciso che tutte le sue ricerche non sarebbero servite a nulla se non si fosse impegnato anche in politica"

Hansen inizia ad inviare lettere personalmente a tutti i maggiori esponenti della politica nel mondo: Gordon Brown, Yasuo Fukuda, Barack Obama. Ma non se ne è saputo più nulla ed ha cominciato a perdere la fiducia anche nella nuova amministrazione americana. James non si dà per vinto e abbraccia l'idea di informare, mediante conferenze, il maggior numero di persone possibile e di tentare di far scattare in loro la scintilla dell'attivazione politica e dell'impegno ambientalista per il pianeta.

"L’unico modo per difendere quest’assurdità”, ha scritto Hansen a proposito del cap and trade, “è dire: ‘D’accordo, è inutile, ma ormai il treno è partito’. Se il treno è partito, sarà meglio che deragli al più presto, altrimenti il pianeta, e tutti noi, saremo nei guai ino al collo."

martedì 1 settembre 2009

Ri-Passaparola - Art.10


Pagato per avere la mano pesante , ma non solo.

L'argomento di giornata dell'ultimo Passaparola di Travaglio si concentra sulle pericolose e preoccupanti trame che si nascondono dietro alle modalità d'informazione del Giornale, di cui Feltri è ridiventato recentemente direttore.

Due i punti caldi della questione:
-cos'hanno davvero in mano i signori del Giornale e per quali mezzi sarebbero giunti a determinate informazioni?
-nella questione Dino Boffo, la "nota informativa" di cui parla Gabriele Villa sul Giornale in realtà di cosa si tratta?

Nel primo caso, espone Travaglio, le "cure", per usare un latinismo, arrivano dalle ambigue affermazioni di Villa nel suo articolo. E cioè la frase in particolare: " Cominciamo da Boffo".


Non può di certo lasciar tranquilli questo incipit ad un articolo, per altro, solamente atto a discriminare un personaggio che non ha obbiettivamente difese che tengano, ma le notizie, si noti bene, vanno date quando si hanno, non quando si vuole.

Ciò non è successo in tal caso, poichè , a quanto pare, i legionari del Giornale nascondono tante altre sorpresine per altrettanti dissidenti. Chi sgarra, paga nell'immediato.

Queste misteriose notizie che potrebbero tenere in cassaforte per i momenti migliori i Feltri guys , chissà, potrebbero giungere da ovunque. Importante ricordare i rapporti dei Servizi segreti con alcune personalità politiche e non, per non dimenticare Renato Farina, sempre in mezzo a questi affaracci.

Basterebbe ragionare per deduzione e renderci conto che le famose investigazioni illegali attuate su mirati magistrati, giornalisti e politici, potrebbero essere nei cassetti del giornale del padrone.


Il secondo punto è prettamente tecnico. La famosa nota informativa, che sarebbe arrivata alla redazione del Giornale, come pure a molti vescovi, nella quale si esponeva che
"...Il Boffo - si legge - è stato a suo tempo querelato da una signora di Terni destinataria di telefonate sconce e offensive e di pedinamenti volti a intimidirla, onde lasciasse libero il marito con il quale il Boffo, noto omosessuale già attenzionato dalla Polizia di Stato per questo genere di frequentazioni, aveva una relazione. Rinviato a giudizio il Boffo chiedeva il patteggiamento e, in data 7 settembre del 2004, pagava un'ammenda di 516 euro, alternativa ai sei mesi di reclusione. Precedentemente il Boffo aveva tacitato con un notevole risarcimento finanziario la parte offesa che, per questo motivo, aveva ritirato la querela...". lascia grossi dubbi sulla sua veridicità giudiziaria.

Infatti: come può essere arrivata una nota informativa in cui si parla di patteggiamento ( posteriore al rinvio di giudizio) quando si è appena rinviato a giudizio Boffo?

Naturalmente non era una nota informativa ma semplicemente una lettera anonima pervenuta a vescovi e a varie redazioni.

In definitiva queste due tematiche fanno pensare che ci siano cartucce pronte da sparare appena qualche testa calda di permetta di andar contro, anche se molto sobriamente, il Cavaliere.

Più che un giornale, pare una contraaerei.

Ri-Passaparola.

Foto tratta da http://bloggando.fabioangius.net e fotomontata da fratellipolemici.

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